Laboratorio teatrale Gli Scalcinati “Una donna ci salverà”
di Isabella Menaldo e Antonio Toffanin 1CL
Durante la giornata del 31 marzo 2026 il sipario dell’auditorium si è alzato per mettere in scena davanti al pubblico dell’Istituto Pietro Scalcerle due repliche al mattino per gli studenti e una replica serale ad ingresso libero dello spettacolo teatrale “Una donna ci salverà”, scritto e diretto dal prof. Tomaso Bortolami con gli studenti del laboratorio teatrale Gli Scalcinati.
Questo spettacolo esplora l’universo femminile dalla nascita fino al tramonto della vita, passando dall’infanzia, piena di giochi e spensieratezza, all’adolescenza, un periodo complicato per i vari cambiamenti che si affrontano. Ma soprattutto lo spettacolo unisce elementi comici a riflessioni importanti sul ruolo che la donna riveste nella società moderna, nella quale sono ancora radicati numerosi stereotipi, e sulle sfide che la vita le mette davanti ogni giorno.
Al pubblico, accorso numeroso, il regista prof. Bortolami ha spiegato che lo spettacolo è stato realizzato e messo in scena per la prima volta nel 2024, in occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo).
Qual è dunque il vero significato di “nascere donna" oggi? Crediamo sia una domanda complessa e importante, ma grazie all'aiuto di questo spettacolo, la risposta è arrivata da sé.
Lo spettacolo si apre con una introduzione alla vita, quando i genitori scoprono che il bebè in arrivo è una femmina. Un momento che dovrebbe essere solo gioioso, ma che sul palco si trasforma subito in una riflessione sul futuro: i genitori iniziano già a tracciare una strada per la figlia immaginando il suo futuro, come se il destino della bambina fosse già scritto al momento della nascita. È incredibile pensare che, ancora prima di iniziare a camminare, esistano già delle aspettative dei genitori sui figli diverse in base al genere.
Il tempo scorre e arrivano i primi stereotipi, quelli che sembrano innocui ma che segnano già una “diversità” della donna: così mentre ai maschi viene concesso di essere ribelli, alle bambine viene messo in mano un Cicciobello. È un’immagine che fa sorridere, ma che fa anche riflettere: alle femmine viene insegnato da subito a prendersi cura degli altri, a badare alla casa e ai figli, mentre il successo e la carriera restano un obiettivo quasi esclusivamente maschile. Sembra quasi che la società voglia "programmare" le donne per restare un passo indietro.
Questa differenza diventa ancora più pesante quando si cresce. Durante la rappresentazione abbiamo visto come la donna debba affrontare ostacoli che agli uomini spesso non vengono nemmeno posti: è frustrante vedere che nel mondo del lavoro non basti essere brave o studiare più degli altri (cosa che i dati confermano), ma c’è sempre quel pregiudizio di fondo, quella porta chiusa o quel commento fuori luogo che sminuisce anni di sacrifici. Sul palco è emersa una verità nuda e cruda: la lotta per il riconoscimento del proprio valore è una battaglia che le donne combattono ancora ogni giorno, fuori e dentro casa.
Quello che ci ha colpito di più è stata la capacità degli attori di passare dalla leggerezza e ironia sulle piccole grandi fatiche quotidiane della donna per trovare il proprio spazio al dramma del femminicidio. Ci siamo resi conto che "nascere donna" oggi significa ancora dover dimostrare il doppio per ottenere la metà, ma significa anche avere forza e resistenza fuori dal comune.
Lo spettacolo del laboratorio Gli Scalcinati non è stato solo un omaggio alla donna, ma un invito a non restare in silenzio di fronte alle discriminazioni di genere. Uscendo dall'auditorium ci sembrava di aver compreso che la vera "salvezza" di cui parla il titolo sta nel coraggio di cambiare queste regole non scritte della società e tutti siamo chiamati a questo. Una proposta didattica che ci ha fatto crescere e che, speriamo, abbia aperto gli occhi a molti.

